L’analisi Transazionale (A.T.) fu sviluppata da E. Berne (1957), come una teoria integrativa della psicologia intra e interpersonale, che coniuga la chiarezza tipica del comportamentismo con la potenziale profondità dell’analisi psicoanalitica, all’interno di un sistema di valori umanistico-esistenziali (alcuni esponenti di tali correnti sono: Maslow, Rogers, Perls, Allport, ecc.). L’A.T. integra al suo interno la teoria della Gestalt, la tradizione della teoria delle relazioni oggettuali, sviluppi neopsicoanalitici (Novellino e Moiso), le più recenti acquisizioni delle Neuroscienze.
L’A.T. è una teoria sia psicologica che sociale, caratterizzata da un contratto bilaterale di crescita e cambiamento. Ha una propria teoria e metodologia di intervento:
– Per i processi intrapsichici fa riferimento ad una teoria della personalità basata sui concetti di “Stati dell’Io”, “Copione”.
– Per i processi interpersonali propone l’analisi delle “Transazioni” e dei “Giochi”, allo scopo di individuare le modalità di relazione che gli individui mettono in atto tra di loro, definendo al contempo le regole che influenzano la comunicazione sia tra individui che nei gruppi.
– Ha una propria teoria psicopatologica per spiegare le strategie disfunzionali che, apprese nell’infanzia, vengono riproposte in modo automatico, con conseguenze autolesive e dolorose (Mastromarino, Scoliere,).

L’A.T. ha una metodologia di intervento fondata sulla contrattualità e propone strategie in campo psicoterapeutico, educativo, organizzativo e di consulenza psicologica. Scopo dell’approccio A.T. è il conseguimento dell’autonomia con l’uso della consapevolezza, spontaneità e intimità.

Per comprendere appieno l’approccio A.T. bisogna tenere presente alcuni concetti che connotano profondamente la prospettiva di osservazione e di stare in relazione del terapeuta e ancor prima della persona.

Metodo contrattuale
Secondo Berne il terapeuta deve avere cura della definizione degli aspetti amministrativo, professionale e psicologico del contratto, per tutto ciò che riguarda tempi, metodi, obbiettivi.
Nel definire il tipo di rapporto, l’impegno è reciproco (contratto bilaterale, 1977), e reso esplicito da una dichiarazione di intenti che coinvolga entrambi i soggetti della relazione. Halloway(1973) parla di “incontro di due estranei” che “indagano sull’intenzione dell’uno nei riguardi dell’altro”,
l’atteggiamento contrattuale restituisce una apertura e concretezza che è anche libertà di esistere ed esprimere sé stessi e la propria visione del mondo, senza che nulla e nessuno venga ridotto ad una categoria rigida impersonale predefinita.
L’incontro è così riconosciuto come una relazione nuova e potenziale, unica in quanto deve ancora verificarsi attraverso l’accadere della relazione e l’espressione delle diverse individualità, in questo specifico momento presente.

“Intuizione”
“L’intuizione”, è una modalità di utilizzo consapevole da parte del terapeuta, dei diversi aspetti della sua personalità, che intuitivamente, è ad esempio in grado di percepire accuratamente le connessioni istintuali di un gesto e della sua origine (rif.Bibl.) Ognuno di noi ad esempio esercita questa competenza nell’incontrare l’altro: dall’aspetto, gesti, atteggiamenti, trae una comprensione intuitiva, che dà informazioni sulla gradevolezza, affidabilità, piacevolezza o meno di chi incontriamo. Solitamente viene agita dalle persone in modo automatico e senza una decisione e un utilizzo consapevole! Nella pratica clinica diventa uno strumento che, adeguatamente appreso, amplifica le possibilità di comprensione ed insight della propria e altrui esperienza.

La filosofia dell’OKness e il concetto di Physis
Berne riprende il concetto greco di Physis, Natura, intendendo con esso,
«La forza di crescita della natura, che trasforma organismi meno evoluti in organismi più evoluti, fa crescere gli embrioni in organismi adulti, fa migliorare la gente che è malata, mentre chi è già sano lotta per raggiungere i propri ideali» (Berne, 1968). Physis è anche «la forza evolutiva della natura che eternamente crea cose nuove e perfeziona quelle esistenti. Una forza che spinge gli uomini a crescere, a progredire, a migliorare» (Berne, 1969).
In accordo con questi presupposti filosofici e riflessioni epistemologiche possiamo comprendere la scelta della psicoterapia con le seguenti parole,
«Credo che il compito degli psicoterapeuti e degli educatori ora sia quello di permettere alle persone di tornare in contatto con quella forza che è dentro di loro, allo scopo di facilitare la guarigione e l’autorealizzazione» (Clarkson, 1993).
Tale fondamento del nostro agire come psicoterapeuti A.T. viene approfondito ed ampliato da uno dei presupposti base della A.T. : io sono OK e tu sei OK: alla nascita siamo tutti uguali, uguale è il nostro valore in quanto persone indipendentemente da razza e dal contesto socio-culturale. Ognuno ha la capacità di pensare e autodeterminarsi, decidendo cosa fare della propria vita. Ognuno può crescere e imparare qualunque esperienza abbia avuto.
La teoria A.T. si basa su un “modello decisionale”, ipotizzando che gli apprendimenti specifici dell’infanzia, influenzati da figure genitoriali o educative, condizionano le decisioni che culminano in un “piano di vita”. Essendo noi a decidere e seguire un “Copione di Vita”,(Berne, 1972), un piano basato su una decisione presa nell’infanzia, rinforzata dai genitori e giustificata dagli eventi successivi che culmina in una scelta decisiva”, abbiamo il potere di cambiarlo, prendendo nuove decisioni in qualsiasi momento della nostra vita:
“compito del terapeuta è aiutare la persona a tornare a quelle prime esperienze di vita, mediante le quali il bambino, per sopravvivere, fisicamente e psicologicamente, aveva inibito le proprie potenzialità, desideri e comportamenti, rinunciando a esprimersi in modo spontaneo e intimo, limitandosi a recitare ruoli da lui considerati più accettabili e desiderati.” (il bambino perfetto, il ribelle, l’agitato, lo stupido, ecc.).

Per consentire lo strutturarsi di un ambiente terapeutico adeguato, il terapeuta usa le 3 P:
PERMESSO: IL TERAPEUTA DA DELLE “AUTORIZZAZIONI”, ATTRAVERSO LA RELAZIONE E L’ASCOLTO. IL PRIMO È IL PERMESSO DI ESISTERE IN UNA RELAZIONE NUOVA, DIVERSA DA QUELLE AVUTE IN PASSATO.
PROTEZIONE: CON LA STRUTTURAZIONE DI UN SETTING RISPETTOSO, CHIARO, DEONTOLOGICO.
POTENZA: E’ LA CAPACITÀ DI USARE IN MODO INTEGRATO I SUOI STATI DELL’IO CHE GLI CONSENTE DI ESSERE PROTETTIVO (G+), COMPETENTE (A), E CAPACE DI USARE INTUITO E CREATIVITÀ (BL). LIBERO DA PRESSIONI O ADATTAMENTI È IN GRADO DI CONCEDERE PERMESSI PROTEGGENDO E SUPPORTANDO IL PAZIENTE NEI CONFRONTI DELLE SUE STESSE ISTANZE INTERNE.

La fame di stimoli, riconoscimento e di struttura (Berne, 1961)
Berne comprese che ogni essere umano ha come bisogni fondamentali (Fami), la fame di Stimolo, fame di riconoscimenti e fame di struttura. Al pari del nutrimento come classicamente viene inteso, ogni persona necessita di carezze di base, che gli consentano di soddisfare il bisogno di essere riconosciuto (sei bravo! Ti voglio bene! Un abbraccio,ecc.).

TALI STIMOLAZIONI FISICHE, SENSORIALI O PSICOLOGICHE SE SONO CARENTI COMPORTANO UNA DEPRIVAZIONE, COME LE RICERCHE DI SPITZ(1945), ARLOW(1962) GIÀ AVEVANO DIMOSTRATO. SIA LE RICERCHE DI HARLOW SUI PRIMATI CHE QUELLE DI SPITZ SUI BAMBINI ISTITUZIONALIZZATI HANNO CONFERMATO CHE LA DEPRIVAZIONE DI CONTATTO FISICO E RAPPORTI SOCIALI ED AFFETTIVI SONO ALLA BASE DI GRAVI SINDROMI DI DISADATTAMENTO NONCHÉ DI GRAVE IMPOVERIMENTO PSICHICO.
E’ STATO INOLTRE CONFERMATO CHE SIA PER GLI ANIMALI CHE PER GLI ESSERI UMANI È TALMENTE INSOPPORTABILE NON RICEVERE STIMOLI E “CAREZZE” CHE CHIUNQUE MESSO IN CONDIZIONE DI POTER SCEGLIERE (SPERIMENTAZIONI DI LABORATORIO AD ES.) PREFERISCE RICEVERE STIMOLI NEGATIVI (SCOSSE ELETTRICHE AD ES.) PIUTTOSTO CHE NON AVERNE ALCUNO.

Tali evidenze scientifiche consentono di poter comprendere e connettere tali bisogni fondamentali con certi comportamenti psicopatologici o masochistici che, ad una osservazione superficiale risultano incomprensibili ma che, dopo un attento ascolto e conoscenza ci permettono di capire come una persona, un bambino o anche un animale ad es., possa manifestare un attaccamento affettivo o fedeltà (ad es. nelle organizzazioni criminali), verso personaggi dai quali vengono chiaramente sfruttati, usati o abusati.
Diventa chiaro inoltre che ognuno di noi ha necessità di strutturare una appartenenza a luoghi, gruppi, con i quali si può definire una “struttura temporale” all’interno della quale ognuno ha fiducia o può sperare che gli stimoli e le carezze, arriveranno! Nella società evoluta la “struttura” consente di avere indicazioni su come trascorrere il tempo: un esempio di questa necessità sono i gruppi adolescenziali, le bande, e tutto ciò che consente ad un adolescente di sentirsi parte attiva di un contesto sociale complesso e competitivo come quello attuale!
Esempi tipici di struttura del tempo sono i passatempi, le attività, i rituali, l’intimità o ad es. l’isolamento.
Il “Copione” ad es. è ad esempio il risultato di un compromesso a cui la persona ricorre per soddisfare i suoi bisogni, scelto e definito al fine di poter ottenere una certa forma di riconoscimento: se il bambino non ottiene attenzioni perché vitale e competente ma le ottiene ogni qual volta sta male, può convincersi che l’unico modo per essere “visto” dai genitori sia quello di ammalarsi o di fare il ribelle!

Qui di seguito esemplifico una breve introduzione di due delle 4 aree di cui si occupa l’Analisi Transazionale:
1. Analisi strutturale che ha per oggetto i processi intrapsichici dell’individuo (stati dell’Io): essi sono un insieme coerente di sentimenti ed esperienze correlate ad un insieme coerente di modelli di comportamento. Berne li raggruppò in tre grossi insiemi chiaramente distinti ed osservabili nelle persone, indicati in forma abbreviata Come: G (genitore), A (adulto), B (bambino) (1)

2. Analisi delle transazioni che ha per oggetto i processi relazionali che avvengono tra le persone e i gruppi. La “transazione”, unità di scambio sociale, è uno scambio tra due persone che consiste in uno stimolo ed una risposta tra specifici stati dell’Io.

Conoscere le regole della comunicazione permette ad un analista transazionale sia di interpretare e spiegare gli eventi interpersonali sia di programmare l’intervento terapeutico adeguato alle diverse situazioni.

Non c’è una transazione migliore di un’altra, quello che conta è essere consapevoli dell’effetto che può avere sull’altro e scegliere quale utilizzare!

metafora della lenza: La frase “mi fa sentire….” non corrisponde alla realtà che stiamo vivendo, corrisponde alla spiegazione che noi ci diamo di quanto sta accadendo. Chiunque incontriamo può dirci qualcosa, sulla base di motivazioni del momento(rabbia) o per ragioni storiche(conflitti), ma ciò che ci viene detto è una “proposta”, sta a chi la riceve deciderne l’importanza o il suo limite!

Ad es. se una persona dice “stupido!” posso reagire impulsivamente (abboccando all’amo) accettando la sua proposta relazionale; se ho una bassa autostima, posso accettare la sua definizione di chi sono e “sentirmi effettivamente stupido..” ma ho altre alternative! Posso (incrociare) tale comunicazione chiedendo “perchè?”, consapevole del fatto che fino ad un minuto prima non mi sentivo stupido. Posso per esempio avere una alta considerazione delle mie capacità e quindi reagire con rabbia e rispondere con un altro “amo”: “sei sempre il solito.., o stai farneticando!”
Le possibili risposte ad una proposta relazionale, sono molteplici e più sono consapevoli, più danno libertà di scelta e ci permettono di avere una consapevolezza della realtà chiara e libera da condizionamenti ambientali o di potere.