L’impasse, ovvero sentirsi bloccati in una situazione alla quale non si trova una soluzione, una via d’uscita.

Goulding e Goulding, “il cambiamento di vita nella terapia ridecisionale, 1979, Astrolabio, Roma.
L’impasse, ovvero sentirsi bloccati in una situazione alla quale non si trova una soluzione, una via d’uscita.
Nella vita, prima o poi capita a chiunque di trovarsi in una situazione, più o meno intensa dal punto di vista emotivo e cognitivo, in cui una parte di noi si sente spinto a fare qualcosa e un’altra invece è attratta o ritiene migliore la scelta opposta.
Risultato, ci ritroviamo fermi, bloccati da un insieme di pensieri e valutazioni, accompagnati da emozioni e tensioni psicofisiche che, un momento prima ci spingono in una direzione e il momento dopo, come richiamati da un improvviso rumore, ci portano a voltarci verso una direzione contraria!
In Analisi Transazionale l’Impasse viene descritto come un “punto in cui si incontrano due o più forze opposte, un blocco”.
La persona che vive una situazione analoga, può superarla facendo una scelta, in una direzione o nell’altra, riuscendo “per questa volta” a risolvere il “dilemma”. Citando un esempio illustre: “..Essere o non essere, questo è il problema!” Un blocco, un conflitto di tali proporzioni può di volta in volta trovare momentanee soluzioni.
Le persone vivono delle situazioni quotidiane in cui i propri comportamenti e le scelte non possono soddisfare entrambi i presupposti: ciò che fai non può farti sentire in pace con te stesso e aderente ai tuoi bisogni e aspirazioni e allo stesso tempo non farlo! Per esempio se devo andare al lavoro dovrò alzarmi, decidere, scegliere; se scelgo di restare a letto non andrò al lavoro, semplice no? Voglio mangiare o digiunare? Essere sportivo o pigro? Stare da solo o fare gruppo? Essere gentile o aggressivo? Dominare o essere dominato?
Ogni azione della nostra vista ci pone di fronte a delle scelte, piccole e grandi; ogni scelta coinvolge la nostra identità, passata, presente e futura, e nutre il nostro mondo emotivo, andando ad aggiungere un tassello a quella storia, la nostra storia di vita, che momento dopo momento ci parla di noi e racconta agli altri chi siamo!
Ci sono diverse gradi di impasse; un tipo(1°grado) la si può riconoscere nel momento in cui le nostre scelte esprimono il desiderio del Bambino che siamo stati di ottenere l’approvazione di un Genitore, e di conseguenza scegliamo e prendiamo decisioni cercando di compiacerlo, per ottenere la sua approvazione: per esempio di lavorare sodo o di essere sempre carina e gentile.
Ciò che siamo è il risultato delle relazioni che abbiamo vissuto, e di ciò che abbiamo originariamente compreso di quello che ci è accaduto. Un Bambino decide di fare quello che secondo lui vuole il Genitore perché questo gli permetterà di ricevere carezze: approvazione, riconoscimento, vicinanza dell’altro, ecc.
Il blocco è ciò che ci accade quando vogliamo cambiare, per esempio quando siamo stufi di fare sempre quello che non desideriamo, che sentiamo che non ci rende felici poiché non esprime ciò che siamo ma è un comportamento che abbiamo sempre messo in atto “perché così dovevo fare!” o “non c’era altro modo per farlo!” e invece, improvvisamente, arriva un giorno in cui qualcosa dentro di noi ci porta a pensare che non c’è solo un modo, ma che possiamo scegliere. Questo è il momento in cui, per diversi motivi, l’Adulto che agisce quotidianamente le nostre scelte riesce a percepire i nostri veri bisogni, quelli che abbiamo da sempre messo da parte, soffocato, per adattarci alla realtà delle nostre relazioni, nella convinzione che quelle scelte ci avrebbero permesso di sopravvivere e ottenendo ciò di cui avevamo bisogno.
Perché l’impasse? Perché cambiare è una scelta di consapevole coraggio: io non posso cambiare e scegliere la mia felicità se prendo le mie decisioni utilizzando i pensieri e le emozioni di quando ero Bambino! Se lo faccio, sarò portato a ritenere che perderò l’affetto dei miei cari, perché tradirò il nostro legame! La realtà è un’altra! Oggi non è allora, non è più com’era un tempo!
Sfortunatamente, il blocco rimane attivo dentro di noi, condizionando i nostri comportamenti nella misura in cui non riusciamo ad essere consapevoli di ciò che dentro di noi accade ogni giorno, ogni momento che facciamo o non facciamo delle scelte: ci ritroviamo nell’impossibilità di cambiare delle situazioni che ci rendono infelici, pur sapendo, per esempio, cosa ci renderebbe felici.
Noi viviamo quotidianamente facendo delle cose mentre allo stesso tempo sappiamo benissimo che “se potessimo” ne faremmo altre.
Proviamo a fare attenzione, quando abbiamo un momento per noi, a ciò che sentiamo nel nostro corpo, alle tante sensazioni con cui la parte più genuina e spontanea di noi, cerca continuamente di darci dei feedback che possono confermarci se le nostre scelte rispecchiano i nostri bisogni e desideri: Se siamo allenati ad ascoltarci impareremo a distinguere la tensione e agitazione dall’avere gambe e braccia forti e rilassate, o la testa leggera ma presente, consapevole.