Sai qual è il tuo personaggio e quale la tua storia?

Vi è mai capitato di vedere un film in cui c’è un gruppo di persone che deve affrontare una situazione difficile e rendervi conto che, di fronte ad una qualsiasi situazione, un disastro, una tempesta, un evento drammatico, ognuno di loro ha un modo di reagire completamente diverso?
E ancora meglio, guardandoli, capite che già siete in grado di intuire chi sarà il leader che porterà il gruppo in salvo, chi penserà solo a sé stesso, a trovare una scorciatoia per sé e scappare e già sapete che “sempre e inevitabilmente è quello che prima o poi muore, o si salva per un po’ poi però si ritrova a fare i conti con il tradimento che ha agito verso il gruppo! Poi c’è la donna debole da salvare e quella che invece sa il fatto suo e tira fuori delle doti da combattimento che teneva nascoste a tutti (come il suo doloroso passato), c’è quello intelligentissimo, il nerd che nessuno guardava e che in quella situazione diventa indispensabile! Ecc. ecc. potrei andare avanti all’infinito!
Bene vi siete accorti che, dopo un po’ che seguite la trama del film vi siete affezionati ad un personaggio piuttosto che ad un altro? Qualcuno vi ricorda voi stessi, un amico o un familiare o addirittura qualcuno che odiate da sempre: “quel tipo di persone non le posso proprio sopportare!”
Il cinema, la letteratura, le favole, tutto racconta delle storie sull’essere umano e sull’umanità: le storie più avvincenti descrivono l’essere umano in continuo movimento, alla ricerca o in lotta, con sé stesso e le proprie paure, o contro una forza esterna che minaccia la libertà e la stessa sopravvivenza! Queste meravigliose storie mettono in evidenza come la riuscita sia possibile solo affrontando e superando ciò che fino al giorno prima ritenevamo impossibile: trovando il coraggio di partire proprio da quelle parti di noi che riteniamo delle debolezze!
Guardandole e accettandole, trovando il sostegno più saldo e sicuro in noi e nella nostra umanità, come nei più avvincenti film d’avventura, lasciamo uscire la nostra forza, la capacità di scegliere e agire, proprio per ottenere ciò che perseguiamo da sempre, in modo inconsapevole: la felicità!
Questo stato ideale dell’esistenza, la felicità, che c’è in ogni buon finale che si rispetti, coincide con “uscir fuori”: da una prigione, da una malattia, da una relazione dolorosa, da una situazione di stallo che sembrava irrisolvibile! “uscire fuori” ha come luogo di arrivo, in ogni avvincente storia, anche thriller ed horror, superare la propria solitudine reale ed esistenziale per unirsi a compagni di viaggio incontrati per caso o scelti, che decidono di fidarsi e “fare gruppo”, perché insieme si è più forti contro il nemico, contro il male.
Le debolezze insieme si compensano e si superano, si può trovare nuove soluzioni e “volare più in alto”, come bene ci insegnano le splendide equipe di investigatori che, ognuno con la sua parte, con il suo specifico intuito, arrivano a riconoscere “il colpevole”, smascherando la sua finzione!
Ognuno di noi, seguendo col fiato sospeso la trama, più e più volte incita i protagonisti a ritrovare la fiducia in sé stesso, a fare una scelta che allo spettatore sembra scontata, ma che il protagonista, che si trova immerso nel suo stato emotivo, di paura, di collera, ecc., fatica a ricordare e ritroverà solo quando capirà ciò che fa la differenza e che salterà improvvisamente anche ai nostri occhi di spettatori accorati: un bravo poliziotto, una brava madre, o brava insegnante, o atleta, rispetto ad uno che non ha risolto il caso appare completamente diverso!
Il personaggio chiave del film innanzitutto “ci crede!” crede in sé stesso, nel suo lavoro, crede nella giustizia, ed è convinto che il suo comportamento fa la differenza, è importante.
Un aspetto ancora più importante del personaggio chiave e che affascina subito lo spettatore è l’umanità che comunica con il suo sguardo: empatia e coinvolgimento emotivo con il suo lavoro sono evidenti, ci sono simpatici! Possiamo tirare un respiro di sollievo finchè ci saranno personaggi come lei/ lui; le vittime
saranno salvate, i problemi risolti. I personaggi che esprimono il coraggio nonostante le paure e le ferite del passato, ci rassicurano e ci sostengono poiché ognuno di noi, insieme ai personaggi del gruppo, potrà per un momento coccolare e accarezzare il proprio passato e le esperienze preziose che ci hanno fatto diventare grandi, così come siamo! Anche noi insieme ai protagonisti, nello scorrere della trama del film ritroveremo il nostro posto, e scopriremo l’energia delle emozioni che ci smuovono insieme agli eventi, e la nostra mente troverà velocemente soluzioni e strategie come mai aveva fatto nella nostra vita quotidiana! Ci affezioneremo e odieremo, riscoprendoci ogni volta capaci di essere diversi e di poter assumere ruoli e comportamenti diversi da quelli che ci permettiamo di “interpretare e agire” nella nostra vita quotidiana.
Quando usciamo dal cinema, spegniamo la tv o chiudiamo un libro, alzando gli occhi ritorniamo a noi stessi, qui ed ora, alla nostra realtà e ricominciando a respirare con regolarità, mente e corpo si ritrovano e riconoscono ciò che ci è familiare: ritorniamo ai nostri pensieri, relazioni, affetti, tensioni, progetti, ecc. la domanda che ogni volta inconsapevolmente lasciamo cadere è “chi sono io e perché sono io qui, in carne ed ossa, con questa vita e con queste persone, con il mio lavoro, i miei amici e i miei progetti?
Chi potrei essere, chi vorrei essere: qual è il mio coraggio e quali le mie paure?
A quale personaggio della storia somiglio di più? Mi piace o vorrei essere qualcun altro?
L’Analisi Transazionale (A.T.) ha una teoria che ben comprende e spiega la nostra attitudine umana ai racconti e l’affetto genuino che nutriamo verso di essi!
L’A.T. è una teoria sia psicologica che sociale, caratterizzata da un contratto bilaterale di crescita e cambiamento. Ha una propria teoria e metodologia di intervento:
– Per i processi intrapsichici fa riferimento ad una teoria della personalità basata sui concetti di “Stati dell’Io”, “Copione”.
– Per i processi interpersonali propone l’analisi delle “Transazioni” e dei “Giochi”, allo scopo di individuare le modalità di relazione che gli individui mettono in atto tra di loro, definendo al contempo le regole che influenzano la comunicazione sia tra individui che nei gruppi.
– Ha una propria teoria psicopatologica per spiegare le strategie disfunzionali che, apprese nell’infanzia, vengono riproposte in modo automatico, con conseguenze autolesive e dolorose (Mastromarino, Scoliere, rif. Bibl.).
L’A.T. ha una metodologia di intervento fondata sulla contrattualità e propone strategie in campo psicoterapeutico, educativo, organizzativo e di consulenza psicologica. Scopo dell’approccio A.T. è il conseguimento dell’autonomia con l’uso della consapevolezza, spontaneità e intimità.
Due concetti che sono alla base della filosofia dell’A.T. e che connotano il modo in cui il terapeuta A.T. guarda l’essere umano e la realtà sono l’Okness e Physis.
Physis: «E’ la forza evolutiva della natura che eternamente crea cose nuove e perfeziona quelle esistenti. Una forza che spinge gli uomini a crescere, a progredire, a migliorare» (Berne, 1969). «La forza di crescita della natura, che trasforma organismi meno evoluti in organismi più evoluti, fa crescere gli embrioni in organismi adulti, fa migliorare la gente che è malata, mentre chi è già sano lotta per raggiungere i propri ideali» (Berne, 1968).
Io sono OK e tu sei OK: alla nascita siamo tutti uguali, uguale è il nostro valore in quanto persone indipendentemente da razza e dal contesto socio-culturale. Ognuno ha la capacità di pensare e autodeterminarsi, decidendo cosa fare della propria vita. Ognuno può crescere e imparare qualunque esperienza abbia avuto (Modello 101, rif.bibl.).
A tal proposito P. Clarckson nel 1993 affermava: «Credo che il compito degli psicoterapeuti e degli educatori ora sia quello di permettere alle persone di tornare in contatto con quella forza che è dentro di loro, allo scopo di facilitare la guarigione e l’autorealizzazione».
La teoria A.T. si basa su un “modello decisionale”, ipotizzando che siamo noi a decidere e seguire un “Copione di Vita”,(Berne, 1972), un piano basato su una decisione presa nell’infanzia, rinforzata dai genitori e giustificata dagli eventi successivi che culmina in una scelta decisiva”, abbiamo il potere di cambiarlo, prendendo nuove decisioni in qualsiasi momento della nostra vita:
“compito del terapeuta è aiutare la persona a tornare a quelle prime esperienze di vita, mediante le quali il bambino, per sopravvivere, fisicamente e psicologicamente, aveva inibito le proprie potenzialità, desideri e comportamenti, rinunciando a esprimersi in modo spontaneo e intimo, limitandosi a recitare ruoli da lui considerati più accettabili e desiderati.”(il bambino perfetto, il ribelle, l’agitato, lo stupido, ecc.). (rif. Bibl.)
Berne (1961) comprese che ogni essere umano ha come bisogni fondamentali (Fami), la fame di Stimolo, fame di riconoscimenti e fame di struttura. Al pari del nutrimento come classicamente viene inteso, ogni persona necessita di carezze di base, che gli consentano di soddisfare il bisogno di essere riconosciuto (sei bravo! Ti voglio bene! Un abbraccio,ecc.).
TALI STIMOLAZIONI FISICHE, SENSORIALI O PSICOLOGICHE SE SONO CARENTI COMPORTANO UNA DEPRIVAZIONE, COME LE RICERCHE DI SPITZ(1945), ARLOW(1962) GIÀ AVEVANO DIMOSTRATO. SIA LE RICERCHE DI HARLOW SUI PRIMATI CHE QUELLE DI SPITZ SUI BAMBINI ISTITUZIONALIZZATI HANNO CONFERMATO CHE LA DEPRIVAZIONE DI CONTATTO FISICO E RAPPORTI SOCIALI ED AFFETTIVI SONO ALLA BASE DI GRAVI SINDROMI DI DISADATTAMENTO NONCHÉ DI GRAVE IMPOVERIMENTO PSICHICO.
E’ STATO INOLTRE CONFERMATO CHE SIA PER GLI ANIMALI CHE PER GLI ESSERI UMANI È TALMENTE INSOPPORTABILE NON RICEVERE STIMOLI E “CAREZZE” CHE CHIUNQUE MESSO IN CONDIZIONE DI POTER SCEGLIERE (SPERIMENTAZIONI DI LABORATORIO AD ES.) PREFERISCE RICEVERE STIMOLI NEGATIVI (SCOSSE ELETTRICHE AD ES.) PIUTTOSTO CHE NON AVERNE ALCUNO.
Tali evidenze scientifiche consentono di poter comprendere e connettere tali bisogni fondamentali con certi comportamenti psicopatologici o masochistici che, ad una osservazione superficiale risultano incomprensibili ma che, dopo un attento ascolto e conoscenza ci permettono di capire come una persona, un bambino o anche un animale ad es., possa manifestare un attaccamento affettivo o fedeltà (ad es. nelle organizzazioni criminali), verso personaggi dai quali vengono chiaramente sfruttati, usati o abusati.
Diventa chiaro inoltre che ognuno di noi ha necessità di strutturare una appartenenza a luoghi, gruppi, con i quali si può definire una “struttura temporale” all’interno della quale ognuno ha fiducia o può sperare che gli stimoli e le carezze, arriveranno! Nella società evoluta la “struttura” consente di avere indicazioni su come trascorrere il tempo: un esempio di questa necessità sono i gruppi adolescenziali, le bande, e tutto ciò che consente ad un adolescente di sentirsi parte attiva di un contesto sociale complesso e competitivo come quello attuale!
Esempi tipici di struttura del tempo sono i passatempi, le attività, i rituali, l’intimità o ad es. l’isolamento.
Il “Copione” ad es. è ad esempio il risultato di un compromesso a cui la persona ricorre per soddisfare i suoi bisogni, scelto e definito al fine di poter ottenere una certa forma di riconoscimento: se il bambino non ottiene attenzioni perché vitale e competente ma le ottiene ogni qual volta sta male, può convincersi che l’unico modo per essere “visto” dai genitori sia quello di ammalarsi o di fare il ribelle!
Qui di seguito esemplifico una breve introduzione di due delle 4 aree di cui si occupa l’Analisi Transazionale:
1. Analisi strutturale ha per oggetto i processi intrapsichici dell’individuo (stati dell’Io, Berne, 1972): essi sono un insieme coerente di sentimenti ed esperienze correlate ad un insieme coerente di modelli di comportamento. Berne li raggruppò in tre grossi insiemi chiaramente distinti ed osservabili nelle persone, indicati in forma abbreviata Come: G(Gentore) A(Adulto) B(Bambino).
2. Analisi delle transazioni ha per oggetto i processi relazionali che avvengono tra le persone e i gruppi. La “transazione”, unità del rapporto sociale, è uno scambio tra due persone che consiste in uno stimolo ed una risposta tra specifici stati dell’Io.(Berne,1972)
Conoscere le regole della comunicazione permette ad un analista transazionale sia di interpretare e spiegare gli eventi interpersonali sia di programmare l’intervento terapeutico adeguato alle diverse situazioni.
Non c’è una transazione migliore di un’altra, quello che conta è essere consapevoli dell’effetto che può avere sull’altro e scegliere quale utilizzare!
metafora della lenza: La frase “mi fa sentire….” non corrisponde alla realtà che stiamo vivendo, corrisponde alla spiegazione che noi ci diamo di quanto sta accadendo. Chiunque incontriamo può dirci qualcosa, sulla base di motivazioni del momento(rabbia) o per ragioni storiche(conflitti), ma ciò che ci viene detto è una “proposta”, sta a chi la riceve deciderne l’importanza o il suo limite!
Ad es. se una persona dice “stupido!” posso reagire impulsivamente (abboccando all’amo) accettando la sua proposta relazionale; se ho una bassa autostima, posso accettare la sua definizione di chi sono e “sentirmi effettivamente stupido..” ma ho altre alternative! Posso (incrociare) tale comunicazione chiedendo “perchè?”, consapevole del fatto che fino ad un minuto prima non mi sentivo stupido. Posso per esempio avere una alta considerazione delle mie capacità e quindi reagire con rabbia e rispondere con un altro “amo”: “sei sempre il solito.., o stai farneticando!”
Le possibili risposte ad una proposta relazionale, sono molteplici e più sono consapevoli, più danno libertà di scelta e ci permettono di avere una consapevolezza della realtà chiara e libera da condizionamenti ambientali o di potere.
DOTT.SSA LETIZIA IANNOPOLLO
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA AD INDIRIZZO ANALITICO TRANSAZIONALE, TERAPEUTA EMDR IN FORMAZIONE. EFFETTUA PERCORSI MINDFULNESS E UTILIZZA TECNICHE IMMAGINATIVE.
Riferimenti bibliografici:
– E. Berne, “Ciao!.”..E Poi?, trad. italiana, Tascabili Bompiani, 2000
– R. Mastromarino, M. Scoliere, Introduzione all’A.T.: il modello 101, psicologia psicoterapia e salute, vol. 5 n.1, 34 – 64.
– E. Berne, Analisi Transazionale e psicoterapia, 1971, Roma, Astrolabio
– S. Ligabue, Corpo e Copione, in Neopsiche, 3,6, 1985
– A. Rotondo, Intuizione e processo diagnostico, rivista italiana di Analisi transazionale, XVII, 32, Giugno, 1977
– , E.Berne, Ciao e poi..?, la psicologia del destino umanoBompiani, 1979 (trad. It)
– P. Clarkson, M. Gilbert, il modello originale di Berne degli stati dell’Io: alcune considerazioni teoriche. In Taj vol.18, n.1 1988 ITAA permission.
– E. Lo Re, editoriale in Quaderni di psicologia, “Physis e resilienza”, n. 57, 2012.