QUANDO INIZIAMO AD AGIRE SOTTO STRESS?????

Quando i nostri «schemi automatici di risposta» assumono caratteristiche rigidità, cognitiva ed emotiva, ostacolando la comprensione degli stimoli interni/esterni diventando non adattivi alle esperienze della realtà.
Es: la sensazione di essere sotto pressione, ritardo, di aver perso qualcosa, rincorrere qualcosa..
Questa esperienza può essere compresa con la metafora del
PILOTA AUTOMATICO, per cui tra
Stimolo e risposta
vengono agiti schemi inconsci, basati su esperienze passate, senza che vi sia una adeguata valutazione della situazione reale in cui cisi trova.
I nostri schemi automatici di risposta diventano fonte di insuccesso/fallimento
accompagnati per lunghi periodi da ruminazione e sentimenti di insoddisfazione e/o frustrazione!

Come facciamo ad accorgerci del modo in cui ci comportiamo?
Riconoscere quando avvertiamo I seguenti sintomi:
Conseguenze immediate di una situazione stressante:
senso di inadeguatezza/impotenza
confusione e incredulit
sensazione di sospensione dal ritmo della vita quotidiana
ansia (attivazione fisiologica)
rimurginazione mentale (Attivazione psicologica)
Reazione di attacco/fuga o di immobilità.
Cosa fare? pensare/ascoltare
Tradurre l’esperienza di stress e tensione(segnali)* in un linguaggio emotivo genuino come
Paura vergogna rabbia tristezza

Ascoltando il dialogo interno: cioè la storia(convinzioni/idee) che ci raccontiamo per comprendere noi stessi, gli altri e la realtà.
Analizziamo il quoziente di vulnerabilit
Per capire come ci si sente a livello intrapsichico in una situazione di stress confrontiamolo con il modo con cui il bambino affronta la realtà :
Da bambini siamo o ci sentiamo estremamente vulnerabili alle influenze esterne, sulle quali sentiamo di non avere un controllo. Di conseguenza agiamo in maniera intuitiva, considerando la sopravvivenza come interesse primario, posticipando piacere e altre gratificazioni!!

Quando ci sentiamo bloccati in una situazione o intrappolati, in pericolo, reagiamo per sopravvivere e non per essere felici!!
Cosa percepiamo:
mancanza di controllo e reazione di stress:
– mancanza di potere
– incapacità di fronteggiare lo stimolo
– pensiero immaturo
– mancanza di informazioni
– mancanza di alternativa
Si reagisce come là e allora piuttosto che nel qui ed ora.
Stessa immagine= differiamo nel modo in cui percepiamo la scena e quindi come vi reagiamo, perché? Filtriamo la scena.
Come?
Il nostro sistema di riferimento è diverso!
(shiff,1975): è appreso dai genitori e determina la struttura del pensiero,del problem solving e dei comportamenti adattivi
Noi reagiamo al mondo per come lo percepiamo e questo ci restituisce un’immagine di noi stessi, una identità.
= prevedibilità, costanza, controllo.
Ignoriamo caratteristiche del qui ed ora, attribuendo un senso che appartiene a noi, alla nostra storia.
È un filtro della realtà: ci fornisce un insieme globale percettivo, concettuale, affettivo e d’azione, che è usato per definire sé stessi, gli altri, il mondo.
La definizione di bello, brutto, grande piccolo, atmosfera, nei nostri rispettivi sistemi di riferimento è diversa! Anche le stesse parole hanno per noi significati diversi (bello=gioioso oppure, bello=ordinato, pulito).
Utilizziamo schemi di reazione interna e interazione in base a COME GUARDIAMO LA SCENA (G-A-B).
Dove sta l’irrigidimento del pensiero e del comportamento?
A livello intrapsichico il Controllo può essere compreso come la convinzione di potersi riconoscere come «letizia o Davide» solo finchè
ciò che sono,faccio, dico, ecc. è il più possibile assimilabile all’idea che ho di me.
Il Copione, rispecchia il ruolo che mi assegno, prevede uno stile di vita specifico:
una fisicità, relazioni, un lavoro, un successo o insuccesso..
E perfino come finirà la mia vita!

Un esempio sono i Copioni tragici o quelli banali
Berne (1961/1976) parla del “Copione come un insieme complesso di transazioni che determinano l’identità e il destino dell’individuo” assimilabile al concetto di ripetizione-compulsione di Freud e a quello della compulsività del destino (Berne, 1966).

Questa rigidità è quello che in A.T. viene chiamata

«Maglietta»: possiamo immaginare sotto, i vestiti, una t-shirt con su scritte parole che ci descrivono. Cioè,
il Copione(schema inconsapevole) è chiaramente leggibile sulla persona, fa parte della sua componente somatica!!
L’uomo tutto d’un pezzo (sono il capo!)
Il goffo pasticcione (non ne faccio una giusta!)
Gli uomini sono tutti uguali/le donne non sanno guidare..
La vita è meravigliosa!/tutto andrà a finire male..
Sono sempre in ritardo!
Il bullo o il delinquente.
Lo possiamo intuire dallo sguardo, postura, dai gesti, da come parla, dalle rigidità o lassità del volto, dalle rughe, ecc.
Come inizia
1° la posizione esistenziale: il bambino si convince su
qual è la sua posizione nel mondo sulla
base della qualità delle sue prime relazioni

Io sono OK – tu sei OK
io sono OK – tu non se OK
Io non sono OK – tu sei OK
io non sono OK – tu non sei OK
la persona identifica la sua storia, adattandosi ai messaggi ricevuti:
sin da bambini ci spieghiamo
ciò che ci accade e arriviamo a un modello di comportamento rigido, limitato e scarsamente consapevole: un Copione!

2° Ne deriva un atteggiamento di«ricatto» intrapsichico e relazionale
con il quale la persona cercherà in ogni situazione di giustificare la posizione che assume, il suo ruolo e di provare i sentimenti che confermano ciò che lui/lei è:
Perché il bisogno di riconoscere chi siamo e chi sono gli altri è primario rispetto a quello di essere felici!
il bambino prima e gli adulti poi rinunciano abitualmente ai propri bisogni fondamentali per ottenere
1 carezze (stroke) che sono unità di riconoscimento, che ci dicono: tu puoi esistere e sei amato!
Sono talmente necessarie per la sopravvivenza che, se non si possono avere riconoscimenti positivi, ci si accontenterà di carezze negative: al di sotto del nostro limite di sopravvivenza il nostro organismo è talmente in crisi/stress/emergenza che saremo sempre più disposti ad accettarne anche di negative!
In uno stato di bisogno (come nell’infanzia e situazioni di stress) prendiamo quello che c’è trascurando gli aspetti dannosi delle carezze che riceviamo

2 struttura ovvero situazioni organizzate e condivise nel contest sociale in cui si possono scambiare carezze ed evitare il senso di non appartenenza.
Ci sono diversi modi per strutturare il tempo e
sono esperienze che tutti facciamo:
ISOLAMENTO – RITUALI – PASSATEMPI – ATTIVITA’ – RACKET – GIOCHI – INTIMITA’
Continuamente cerchiamo di evitare il disagio esistenziale, emotivo e psicologico che si sperimenta se mancano carezze o struttura
In famiglia le cose che si devono imparare a fare sono
difficili, spiacevoli e arbitrarie!
Sono considerate da chi le insegna e chi le apprende :
Necessarie per raggiungere la maturità e il successo!
Noi apprendiamo il controllo attraverso
«l’economia delle carezze»
Una modalità di controllo sociale o addestramento di base alla vita comporta un attacco sistematico alle tre fondamentali potenzialità umane:
1 intimità= dare e ricevere amore
2 consapevolezza= capire il mondo e la gente
3 spontaneità= libera e gioiosa espressione dei bisogni naturali del bambino.

Questo Copione o
schema di vita limitante e prevedibile
inizia con l’accudimento
durante queste prime relazioni l’individuo scambia dei messaggi
che più tardi verranno rinforzati, quando l’individuo imparerà a destreggiarsi nel condominio, nel cortile, a scuola, nello sport, al lavoro, ecc.

Il comportamento libero e autonomo deriva dalla capacità di essere
Spontanei – intimi – consapevoli.
Questa strategia di azione è faticosa, non fornisce
prevedibilità né ruoli già prestabiliti a cui adattarci: in altre parole non ci dice cosa fare e cosa gli altri faranno. Quindi non sostiene il filtro ma lo verifica continuamente, non è abitudinaria.

letizia iannopollo